Le parole di Fabiola De Clercq
L’anoressia e la bulimia rappresentano il disagio psicologico più diffuso fra le donne di questo fine secolo. In Italia il mio libro, “Tutto il pane del mondo”, nel 1990, ha reso finalmente visibile questa sofferenza muta, segreta, fraintesa. Questo libro ha avuto l’effetto di mobilitare tutte quelle donne che soffrivano in silenzio e che, per la prima volta, sentivano nominata la loro sofferenza. Su richiesta di queste stesse donne è nata l’ABA. L’associazione è diventata un punto di riferimento per queste persone, un luogo di cura per tutti coloro che lottano contro un disagio che divora la vita e che può condurre alla morte. L’approccio ABA è centrato sull’ascolto, sull’importanza decisiva dell’ascolto. E’ importante il riconoscimento della sofferenza e dell’enorme sforzo che, la persona anoressica, per natura incapace di affidarsi all’Altro, sta facendo nel momento in cui viene a chiedere aiuto.
La fame dirompente e assoluta - la fame che le persone anoressiche tentano invano di cancellare per inseguire il mito radicale della magrezza, e le persone bulimiche sperano invano di saziare divorando tutto – è solo in apparenza rivolta al cibo. In realtà è un’insaziata fame d’amore, fame di rapporti autentici, fame di una vita più piena e più ricca di significato.
E’ importante non entrare anche noi nel crocevia del cibo, del corpo e del peso, dove l’attenzione di tutto l’ambiente oltre che la sua si è arenata. Entrando anche noi in questo crocevia si rischia di essere tagliati via, vomitati. Io credo che il sintomo anoressico-bulimico sia una stampella per il soggetto, che ha negato il suo bisogno, ha trovato la sua forza nel rifiuto, ha trovato e trova nel digiuno ciò che lo aiuta a rimanere in una posizione verticale. Per questa ragione teme che questa stampella le venga tolta. Con l’aiuto di una stampella si può raggiungere una discreta autonomia anche se si dovrà rinunciare comunque ad andare in bicicletta o a correre. Paradossalmente il loro non vivere sembra l’unica possibilità che hanno di vivere; la capacità di rifiutare tutto, paradossalmente è ciò che permette loro di vivere. Questo non esserci forse è l’unica possibilità che hanno di esserci. L’anoressia non è assenza di fame, perché non conosco persona più affamata, bisognosa e vorace della persona anoressica. Vorrebbe avere tutto, vorrebbe mettersi dentro tutto, ma proprio perché in questo corpo non c’è spazio perché entri tutto, lei preferisce dichiarare di non voler niente. Mette così il suo corpo fra sé e l’Altro come difesa, per metterlo a bada, perché teme che la divori con la stessa voracità che percepisce dentro di sé.
La relazione con l’Altro è interrotta, non c’è più comunicazione. Quello anoressico si può definire un progetto. La conquista di una posizione che offre l’illusione di un controllo garantito dall’ago di una bilancia, spinge a rispondere sempre più ad un imperativo interno per non perdere un potere. L’interlocutore ideale diventa il proprio corpo, il cibo e il peso. Interlocutori che non abbandonano, non giudicano. L’imperativo implacabile è insistere sempre più e non perdere questa posizione di controllo dei propri bisogni, dei desideri, degli altri percepiti come divoranti, qualora si allenti la presa. Qualsiasi trasgressione all’imperativo che avvia il progetto ha un effetto devastante, non aderire all’immagine di sé frantuma ogni certezza. E’ finita la “luna di miele” con il sintomo, tuttavia continua a non esserci via d’uscita; si deve continuare a percorrere lo stesso tracciato, bisogna rimanere fedeli al proprio progetto. Non di mangiare per vivere, ma vivere per non mangiare. Il pensiero ossessivo del cibo arreda la mente proteggendola da emozioni come la rabbia, la paura, il desiderio, che per vari motivi non si è capaci di gestire. Togliere a chi soffre di disturbi del comportamento alimentare questa difesa, ammesso che sia possibile, sarebbe come privarlo di un equilibratore vitale, senza avergli fornito altri strumenti, che dovrà invece trovare dentro sé stesso, con l’aiuto di un terapeuta.
Fabiola De Clercq, Presidentessa di ABA - Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, bulimia e i disordini alimentari
Via Solferino, 14 - 20121 Milano
Tel. 02/29.00.02.26
info@bulimianoressia.it
www.bulimianoressia.it
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- Published:
- 10.4.07 / 7pm
- Category:
- anoressia, info, riflessioni
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